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venerdì 20 luglio 2012

Orsi, la convivenza possibile nelle storie di Else Poulsen


L’autrice canadese del libro «Orsi che ridono», consulente di vari zoo ha salvato e recuperato tanti plantigradi maltrattati e segregati

di Maddalena Di Tolla
BOLZANO Si tratta di un viaggio illuminante nella mente e nella vita degli orsi” come ha scritto il Chicago Tribune, “commovente e divertente”, come ha chiosato il Toronto Star, in accordo con la prestigiosa rivista Nature. Parliamo di “Orsi che ridono” il libro della biologa canadese (oggi vive in Ontario) Else Poulsen, famosa in tutto il mondo per la sua attività decennale a favore del benessere e della riabilitazione degli orsi in cattività. L'edizione italiana del libro è uscita nell'aprile del 2012 per Orme editore. In America, nel mondo degli amanti degli orsi e degli animali è già un classico. E' infatti un libro affascinante, nel quale l'autrice racconta con competenza la sua esperienza con la complessità, l'empatia, la fragilità e l'intelligenza di orsi di varie specie, come grizzly e orsi neri americani, orsi dagli occhiali e perfino immensi orsi polari. La Poulsen è canadese, ha lavorato negli zoo di Calgary e Detroit. Oggi è consulente per vari zoo, centri di riabilitazione e riserve. Nel 2000 ha vinto il Zookeeper Research Excellence Award, premio per le qualità di persone impegnate sul fronte di benessere, arricchimento e cura di animali finiti in gabbia per cause diverse, fra le quali anche maltrattamenti o recuperi da orrende situazioni di schiavitù nei circhi. Questo è il caso dell'orsa Bärle, salvata da un circo in condizioni vergognose. La scena dell' incontro tra l'orsa e la sua prima balla di paglia, allo zoo che diventerà il suo rifugio, sotto le ali protettrici della Poulsen, è commovente: Bärle si rotola nella paglia morbida, immergendovisi strisciando sulla pancia, per poi dormirvi due giorni di fila il sonno degli innocenti. Nell'ultimo capitolo, la Poulsen racconta anche varie storie di persone che hanno dedicato la vita e molti sforzi alla salvezza degli orsi, con amore, curiosità, dedizione, in varie parti del mondo e relazionandosi con specie diverse, come Charlie Russel, ricercatore canadese che qualche anno fa era stato ospite del Trento Filmfestival e aveva emozionato centinaia di persone. Leggere le varie storie di incontri dolorosi e giocosi, comunque sempre riparatori e istruttivi per entrambe le parti, fra questa umana speciale e questi grandi animali feriti dalla relazione con la nostra specie, fa pensare allo squilibrio delle reazioni con cui si accoglie oggi l'orso in Trentino, mentre nel mondo gli orsi soffrono, sono uccisi dai bracconieri, rinchiusi in circhi e zoo, o rischiano di estinguersi. Qualcuno, letto il libro, penserà che si può essere orgogliosi di riaverli tra noi, nelle nostre Alpi.
Alto Adige 20-7-12

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