CIBI E QUALITA'
Ci voleva proprio il Centro tutela consumatori utenti per capire che lo speck sudtirolese non è all’altezza della sua fama? Non per vantarmene, ma è da un po’ di tempo che sostengo che stiamo vendendo un prodotto che qualitativamente è scarso. Certo, come al solito non si può generalizzare. E la mia è solo l’opinione di un oste. Quando però ci sono test effettuati su parametri oggettivi, il discorso è diverso. E la sentenza è senza appello: i tre quarti dello speck non hanno raggiunto la sufficienza. Il prezzo non c’entra: tra quelli analizzati, lo speck di marca destinato all’esportazione è risultato mediamente più scarso di quello destinato al mercato locale. Per la serie: ai tirolesi doc, che se ne intendono, meglio fornire lo speck migliore. Quello con patacca e sigilli viene esportato, e chi se ne frega se ha una percentuale di sale troppo alta (6,5% contro un limite del 5%) e anche il nitrato supera considerevolmente i livelli massimi consentiti? Questo speck viene prodotto in Alto Adige-Südtirol, ma dove vengono allevati i maiali dai quali è ricavato? Romania? Belgio? Lombardia? Vi consola il fatto che la bresaola della Valtellina viene «creata» in Brasile? A me, no. Io guardo alle eccellenze vere, come il pane di Altamura, fatto con grano duro coltivato solo nei comuni limitrofi, con esperienza e tradizione certificate. In Südtirol siamo bravi ad allestire musei, a costruire strade e ponti, a tirar su cubi CasaClima. Siamo i campioni della monocoltura delle mele fino in cima alla Val Venosta, siamo bravi a creare posti di lavoro, a spendere (non sempre bene) i (tanti) soldi a disposizione. Bravi a fare comunicazione, a vendere lo speck, il sogno di purezza, genuinità, cultura della montagna. Meno a tradurre compiutamente la parolina magica con la quale spesso e volentieri ci riempiamo la bocca: «autenticità». Cari produttori, la festa è finita. O ci mettiamo in testa che lo speck, come il turismo, deve essere di vera qualità (e questo significa dare di più di quello che l’ospite si aspetta), oppure i tempi diverranno grami anche per noi. Benvenuta, quindi, l’analisi spietata del Centro tutela consumatori utenti. Complimenti alla squadra di Walther Andreaus e a chi come me crede in un Trentino-Südtirol più efficiente, più attento al cibo per le menti (la cultura) ed alle tradizioni non rinchiuse nei musei ma vissute e, quindi, soprattutto, più bello da vivere.
di Michil Costa
Alto Adige 19-7-12
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