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venerdì 20 luglio 2012
L’AEROPORTO E LE CODE IN A22
di Paolo Campostrini
L'aeroporto ha tre problemi: il primo è che non gode di buona salute, il secondo che non gode di molte amicizie. Il terzo problema , è che i primi due sono strettamente legati. In effetti, se l'aeroporto non funziona perchè non può allargarsi, ma non lo si vuole allargare perchè sta antipatico, il cappio si stringe sempre di più. Risparmiare su San Giacomo non è proprio come risparmiare sul resto, se l'obiettivo è farlo dimagrire ma di tenerlo comunque in vita. In questo specifico caso, la sanità altoatesina potrebbe funzionare se invece di sette ospedali se ne tiene sei, ma l'aeroporto o si allunga o è destinato ad una lenta ma irreversibile agonia. Fino ad ora abbiamo girato intorno al problema, che è quello dell'aumento dei potenziali passeggeri per volo: nessuna azienda può sopravvivere se non le si offre la possibilità di incrementare la produzione. O si spende per la pista lunga o si muore, tertium non datur. Naturalmente San Giacomo può anche morire. Ne stanno morendo tanti di piccoli aeroporti in perdita in piccole province. Spesso sono collettori di denaro pubblico a basso controllo; monumenti all'orgoglio localistico o campi da arare per le lobby economiche e commerciali. La questione per San Giacomo è più complessa, perchè sono più complesse le questioni per l'Alto Adige. Ha ragione Pan quando dice che il vero nodo strategico per il futuro di questo territorio è la sua raggiungibilità; naturalmente hanno ragione anche Dello Sbarba e i sindacati quando dicono che per ora l'aereo serve solo a Pan. Per ora. Perchè avranno sempre più problemi anche i sindacalisti a partire e ad arrivare a Bolzano. L'A22 è destinata a soffocare tenendosi sulle spalle tutto il flusso del Nord e del rinascente Est Europa e la corsia dinamica è un cerotto. La ferrovia pensa ai bilanci e taglia. Oggi (non tra dieci anni) raggiungere Bologna o Roma è un serio problema. E' giusta la battaglia di partiti e sindacati perchè Trenitalia ci ripensi. Ma è altrettanto singolare che le stesse forze sociali che accusano l'aeroporto di usare denaro pubblico per servizi in perdita, poi sollecitino un massiccio intervento di denaro pubblico (ugualmente nostro) per ripristinare tratte ferroviarie in netta diseconomia. Perchè o i servizi infrastrutturali dovrebbero funzionare per necessità strategica territoriale a prescindere dalla necessità di un pubblico sostegno, oppure no ma allora i criteri di valutazione non dovrebbero essere influenzati da una maggiore o minore adesione ideologica al mezzo di trasporto in discussione. Auto, treno e aereo sono tre facce di una stessa soluzione perchè i rischi di irraggiungibilità per l'Alto Adige sono imprevedibili come lo spread. Sì o no all'Alemagna come alternativa all'Autobrennero, quali tempi per l'Eurotunnel come spinta verso una visione più sostenibile della ferrovia possono da un anno all'altro mutari gli scenari per il sistema Alto Adige. L'approccio nei confronti dell'aeroporto non dovrebbe essere: costa tanto a allora basta. Ma: è costato tanto, facciamolo fruttare. Immettiamolo in un sistema integrato di trasporti per una provincia già isolata dalla geografia ma che non merita di essere ancora più isolata dalla crisi e dai tagli. In certi giorni si ha realmente la sensazione che da Bolzano sia difficile muoversi. L'A22 è ridotta in questi giorni ad un unico serpentone immobile di turisti, i binari della stazione restano vuoti per ore appena partito il Frecciargento per Roma delle sette di mattina, San Giacomo triste e senza aerei. Se la cava solo chi resta fermo a Bolzano e riesce a spostarsi in bici ma la bici per andare a Verona non basta. Pare che chi dice no a prescindere all'aeroporto non abbia necessità di spostarsi velocemente da e per Bolzano. Se l'avesse, l'aereo non sarebbe un'opzione di cui disfarsi con questa leggerezza. Marchionne che va e viene da Bolzano in aereo offre il senso di questa prospettiva. Marchionne è uno, ma i docenti della Lub sono tanti e i più bravi non vorrebbero metterci tre ore di auto per arrivare al Catullo in un qualsiasi sabato di questi mesi. E poca gente salirebbe qui per vedersi la capitale europea della cultura su un regionale da tredici fermate da Bologna a Bolzano. Vogliamo più treni? Pagherebbe pantalone. Anche per l'aeroporto. Appunto. Ma queste sono le opzioni per non isolare Bolzano da qui ai prossimi dieci anni. Occorre investirci, tenendosele tutte aperte. L'alternativa, al contrario, sarebbe solo la macchina. Ferma a inquinare sull'A22.
Alto Adige 20-7-12
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