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domenica 1 luglio 2012

I FONDI ALLA CULTURA»L’INTERVISTA


di Francesca Gonzato
BOLZANO «Usciamo da questa specie di ring in cui si è trasformata la discussione sui finanziamenti alla cultura?»: inizia così la conversazione con Antonio Viganò, regista e attore del «Teatro la Ribalta», con cui prosegue il viaggio all’interno di un settore in fermento, in cui si stanno intrecciando proposte, veleni, timori di perdere posizioni acquisite, rivendicazioni di trasparenza. Viganò, a Bolzano dal 2004, cura da due anni la rassegna «Arte della diversità», che dalla prossima stagione ingloberà al Teatro stabile la rassegna «Altri percorsi». Anche La Ribalta riceve dunque contributi pubblici, tra cui quest’anno 15 mila euro dall’assessorato alla cultura italiana e 7500 euro dalla «consulta mista», per l’offerta plurilingue in nove comuni altoatesini. Messe le carte in tavola sui finanziamenti, Viganò rivendica per sé una posizione mediana nella bufera in corso, ma non risparmia sui giudizi. Il settore merita una scossa, è il suo pensiero, perché certi contributi «sono diventati vitalizi». Alla Comune manda dire «le regole valgono per tutti e le carte devono essere in ordine». All’assessore Tommasini un invito: «Solo una definizione più stringente dei criteri può evitare favoritismi ». Cosa pensa della discussione in corso? «Che la crisi economica sta portando i nodi al pettine,, lasciando emergere malumori e temi che serpeggiavano da tempo. Come è stato già detto, in queste fasi si impongono delle scelte. E’ una sfida alla politica: è capace di uscire dal meccanismo dei contributi a pioggia che servono per costruire consenso? Tra l’altro questa dinamica non funziona più, quando la crisi inizia già a limare i contributi. E’ una sfida anche per noi operatori: una revisione del sistema dei finanziamenti farebbe cadere le rendite di posizione, costringendoci tutti a un fermento che oggi non vedo sinceramente». Uscire dai contributi a pioggia significa sacrificare qualche realtà. Per la politica è un azzardo, perché ne va appunto del consenso. «La politica, in questo caso gli assessori alla Cultura, hanno il dovere di proporre un proprio progetto culturale. Altrimenti perché dovrei votare uno schieramento piuttosto che un altro? Quale visione ho? Quali realtà voglio valorizzare? Stabilito il proprio orizzonte, la politica dialoghi con gli operatori culturali. Diciamo che la crisi rende obbligatoria questa strada. Finora non è stato così e i risultati si vedono». Cosa intende? «La larghezza di mezzi ha imbalsamato la situazione. Si è creato un gruppo di beneficiari che di anno in anno si è visto garantire i contributi, al massimo con leggeri scostamenti. Chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori. E’ mancata una sana concorrenza, di fatto rinnovarsi era un optional. Mi permetto di dire che il panorama di Bolzano di oggi assomiglia agli anni Ottanta e Novanta. Ci sono contributi che sono diventati vitalizi». Facile obiettare che le sue critiche nascono dal fatto che La Ribalta aspirerebbe ad avere più contributi. «Perché non possiamo immaginare un sistema in cui un anno ricevi tot e l’anno dopo si riparte da zero: ricevi quanto merita il tuo progetto. Io penso che il nodo della discussione siano i criteri. Così sì esce dal ring e dalla accuse di aiutare gli amici». Cosa critica dell’attuale sistema di assegnazione dei contributi? «Che opera in base a una griglia di criteri troppo larghi. E’ così che si è creato un cono d’ombra in cui possono inserirsi pressoché tutte le associazioni e ha libertà di manovra l’arbitrarietà della politica. Una maglia più stretta di criteri tiene fuori l’arbitrarietà e in più aiuta la stessa politica a definire meglio il proprio progetto culturale». Viene criticata la consulta culturale italiana. L’assessore Tommasini si dichiara favorevole a modificarla. «Giusto. Troppi conflitti di interesse lì dentro». Come coniugare il diritto di giunta e assessorato in carica ad avere un proprio progetto culturale con la garanzia della pluralità? «Con i criteri, sempre quelli. E’ responsabilità della politica fissare i criteri, che non sono mai neutri. Con quelli ti puoi confrontare. La politica fissa le linee, ma ci sono degli arbitri. Questi sono i funzionari della pubblica amministrazione, che non puoi gettare nel ring. Non è opportuno che i dirigenti provinciali arrivino alle conferenze stampa della Comune per dire la loro.». Altro tema, la trasparenza. «Su questo Tommasini si è mosso bene, divulgando i dati dei contributi alle associazioni. Finora erano inaccessibili. Per ottenerli, l’anno scorso ho dovuto chiedere l’intervento di un consigliere provinciale». Le sue proposte? «Bella l’idea di Sandro Repetto di un osservatorio sulla cultura provinciale, che tenga insieme Provincia e Comuni. Ne parla anche l’assessore Trincanato. Incentivare la creatività. Se oggi tanti cartelloni puntano più sull’ospitalità che su produzioni proprie, noi compresi, è perché i contributi premiano più le prime».
Alto Adige 1-7-12





 

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