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lunedì 16 luglio 2012
Bolzano su due ruote capitale della bici ma anche dei divieti
Nel centro storico la sfida fra intolleranti e indisciplinati Servono più rastrelliere per agevolare i ciclisti
di Fabio Zamboni
BOLZANO Bolzano è la capitale della bicicletta, con la sua rete di piste ciclabili e la disponibilità dei suoi abitanti a pedalare anziché a guidare. Ma un giro per le strade del centro basta a dimostrare che non è vero che Bolzano ama incondizionatamante la bicicletta. L'impressione è che la sopporti. Noi ci abbiamo provato, a girare per il centro, dopo aver notato che nella zona più gettonata dai ciclisti per motivi di lavoro, di shopping e di mobilità di chi ci abita i cartelli di divieto di parcheggio per le due ruote sono disseminati ovunque. Chi attraversa il Talvera lo fa soprattutto sul ponte in legno dotato di contagiri, quello che il 7 luglio ha registrato il record di 4810 passaggi. Dunque un bel flusso di pedalatori che devono poi fare i conti con gli spazi per parcheggiare i loro mezzi. Perché sembra facile, ma al di là delle pur numerose rastrelliere, si devono fronteggiare spazi angusti e dozzine di cartelli che impediscono di addossare la bici ai muri delle case. Partiamo da via dei Vanga, dove arrivati in zona shopping & uffici spuntano i cartelli Verboten lungo i pochi centimetri di muro lasciati liberi dalla teoria di vetrine ed esercizi pubblici. Giriamo in via Francescani, dove il lungo muro che nasconde la chiesa non propone divieti e dove spunta la prima rastrelliera. Fatti pochi metri, ecco la giungla dei divieti: all'angolo fra via Francescani, Piazza delle Erbe e via Streiter sono piantati nelle aiuole, in grandi vasi davanti a ristoranti e ferramenta, oltre che appesi ai muri. Uno spazio che potremmo ribattezzare Piazza Pulita. Via Streiter offre qualche rastrelliera, ma insufficiente. E qui incomincia la sfida fra l'intolleranza di chi espone i cartelli privati di divieto e l'indisciplina dei ciclisti che ci parcheggiano proprio sotto. Sbuchiamo in via Bottai, dove l'Hotel Luna vince la gara dei divieti con cinque targhette in dieci metri di superficie: battaglia comunque persa. Fra i vari tipi di avviso-minaccia, il più naïf è quello del Cavallino Bianco: una strisciolina plastificata. Vi sfidiamo a notarlo. Il Museo di scienze, qualche negozio e la Raiffeisen partecipano alla crociata. Molto più permissivi quelli di via Grappoli: una rastrelliera e nessun cartello. E anche via della Rena è stranamente permissiva: rastrelliere affollate ma anche muri senza divieti, spalmati di biciclette. Sbucando su piazza Walther, si nota una nuova rastrelliera proprio a metà piazza, in una zona proibita alla circolazione. Meno male, perché 50 metri più su, nel vicolo che collega con via Argentieri, nella rastrelliera le bici sono praticamente incastrate una nell'altra. Via della Mostra convive bene con le due ruote, anche perché nella piazzetta la BTB propone una soluzione consigliabile anche altrove: un profilo metallico che tiene le bici distanti dal muro offrendo insieme un ormeggio sicuro. Selvaggia, via Goethe: biciclette sotto ogni segnale di divieto, nessuna rastrelliera. Alla parete della Forst sono appoggiate una dozzina di velocipedi che contribuiscono a strozzare lo sbocco su piazza Erbe. Qui i divieti più vistosi campeggiano su un grande negozio di abbigliamento al civico 8: le ruote della bici-adesivo sono anche il simbolo di un team di snowboarder (Fisting crew) amanti di una pratica sessuale a dir poco estrema. Nel nostro caso, la trasgressione si limita a parcheggiarci sotto. Da lì, in via Museo (pochi divieti e parcheggio impossibile, con le vetrine ridossate una all'altra), via della Roggia, dove una dozzina di bici segnano un po' alla volta il muro appena ridipinto di Franziskaner, in vicolo Erbe dove non ci sono né rastrelliere né divieti (e si vede...), e sotto i Portici, dove l'unica rastrelliera non basta ad arginare il parcheggio selvaggio. Qui i divieti si sprecano, infissi persino alla base di colonne rinascimentali. Ma è una battaglia difficile. Restano altri due spazi dominati dai ciclisti: via Leonardo da Vinci con la restrelliera più lunga di Bolzano ma comunque insufficiente perché sull'altro lato le bici sono persino dentro le aiuole, e piazza Sernesi-Università, dove è meglio dotarsi di cavalletto perché anche qui le rastrelliere non bastano. Terminato il tour, possiamo dire che ci sembra una sfida quotidiana fra la proverbiale "rigidità" del bolzanino medio che coltiva il divieto assieme al basilico, e l'unica indisciplina che l'altra metà dei bolzanini si concedono: quella di parcheggiare la bicicletta sotto ai divieti altrui, anche per mancanza di alternative. Se debbano vincere gli uni o gli altri, decida il Comune: con qualche monitoraggio in più e qualche rastrelliera nei posti più critici, qualcosa potrebbe cambiare. E Bolzano potrebbe fregiarsi con maggior merito del titolo di capitale italiana della bici.
Alto Adige 16-7-12
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