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venerdì 29 giugno 2012

«Documenta 13»

© Philippe Halsman Archive, Fundació Gala-Salvador Dalí

LA RASSEGNA»FINO AL 16 SETTEMBRE A KASSEL

di Pietro Marangoni C’è gran poca Italia presente a Documenta 13, l’Olimpiade dell’arte contemporanea che si tiene ogni cinque anni a Kassel e che è stata inaugurata da pochi giorni.Il paese dei Giotto, Mantegna, Leonardo, Michelangelo, Caravaggio (per arrivare ai recenti Balla, Depero, Boccioni), massimi innovatori della storia dell’ arte, è rappresentato tra i 188 artisti invitati a Documenta 13, da sette artisti tra cui il poeta e romanziere Nanni Balestrini, Massimo Bartolini, Francesco Matarrese, Giuseppe Penone, nonché dalle tre giovani performancers Rosella Biscotti, Chiara Fumai e Lara Favaretto. Una presenza, quella italiana, che - non fosse per i due omaggi dedicati a Alighiero Boetti e a Fabio Mauri, divenuti ormai dei “classici” dell’arte del nostro secolo - passerebbe pressoché inosservata di fronte ad opere di artisti provenienti da tutto il mondo e che sanno ancora suscitare emozioni ed attenzioni.  In una rassegna che - come tiene a sottolineare Carolyn Christov Bakargiev che ne è il direttore artistico - vuole proporre “arte non solo come oggetto da guardare, ma come qualcosa di articolato e affascinante che parla molti linguaggi ed elabora tanti significati”, è presente tutto e il contrario di tutto. Si spazia dalle solite banalità alternative che vanno dalle spazzature alle installazioni audio-video cariche di retorica postsessantottina, alla ricerca di progetti sicuramente validi che cercano di affrontare il tema base: lo scambio continuo tra soggetto e oggetto. Si spazia quindi dai libri di pietra di Bamyan dell’americano Michael Rakowitz alle affabulazioni fantastiche dell’indiana Nalini Malini per passare al canadese Geoffrey Farmer cui spetta la palma della realizzazione dell’opera simbolo di questa Documenta 13. Si tratta di “Leaves of Grass”, un’installazione monumentale di oltre cinquanta metri di lunghezza realizzata con migliaia di bastoncini di canna sui quali l’artista ha appiccicato altrettante migliaia di ritagli della rivista Life delle annate tra il 1935 e il 1985. Un’opera forse dal gusto un po’ retro-pop, ma che certamente racchiude la storia e il senso del secolo appena passato. Un lavoro tanto originale quanto certosino dalle mille interazioni tra soggetto e oggetto che, al di là delle letture che i critici e i fan del concettualismo impegnato possono recepire, senz’altro riserva importanti sorprese. In quella selva di immagini che spaziano dall’assassinio di Kennedy ai lager nazisti, da Stalin a Marylin Monroe, tra hamburger e Camel, sbuca prepotentemente anche un volto a noi familiare a chi arriva dal Trentino Alto Adige: quello di Alcide Degasperi. E’ l’unico volto “italiano”! Interessante. Anche ad un altro personaggio, questa volta legato a tragiche vicende della recente storia italiana, è dedicata uno spazio in un’opera della croata Sanjia Ivekovic che come altri tende a banalizzare provocatoriamente messaggi che meriterebbero diversa attenzione. Si tratta dell’anarchico Giuseppe Pinelli raffigurato come un grande asinello di peluche, irriverentemente allineato su una scansia da cameretta dei bambini assieme ad altri “eroi-somari” del secolo: da Martin Luther King a Che Guevara. Una bella trovata auto promozionale e di marketing pubblicitario in cui l’“arte” non si vede ma viene …spiegata! Ma al di là di evidenti cadute (mai nessuno comprerebbe un’opera simile, nemmeno una banca in cerca di un facile ritorno di immagine “politica”) la rassegna, da non perdere assolutamente la Documenta Halle e la Neue Galerie, è un must così come lo è la nostra Biennale di Venezia troppo spesso considerata autolesionisticamente kermesse artistica di serie B rispetto a questa Oktoberfest del contemporaneo. Infine due informazioni utili: Documenta 13 resta aperta per 100 giorni, quindi fino al 16 settembre prossimo. Attenzione a non aggiungervi in una delle tante disciplinate e lunghe file che si sviluppano davanti al Fredricianum o di un qualsiasi altro sito espositivo. Agli ingressi non c’è biglietteria e quindi verreste respinti. Il biglietto giornaliero, del costo di 20 euro, lo dovete cercare tra la selva di container bianchi dislocati in città che ospitano rivendite di wurstel, birra, gabinetti pubblici, guardaroba e vendita di merchandising para-artistico. Anche questa,forse, è una forma di interazione voluta dai curatori.
Alto Adige 29-6-12

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