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mercoledì 23 maggio 2012
Giovani, non funziona più “l’ascensore sociale”
ROMA I giovani che «non affrontano la vita» restando a casa con i genitori e le donne che fanno fatica a farsi largo nel mondo del lavoro, che vengono ancora discriminate e che portano il peso maggiore della famiglia e dei figli anche quando hanno un impiego. L’incognita che grava sul mondo giovanile e su quello femminile è alla base del problema sociale dell’Italia della crisi. Il 45% degli italiani tra i 25 ed i 34 anni - scrive l’Istat nel Rapporto - vive ancora con i genitori in quanto è senza lavoro. Secondo l’analisi dell’istituto non funziona più «l’ascensore sociale», l’università viene abbandonata da molti studenti che poi però, non trovano nemmeno una occupazione. Ad aggravare il quadro ci sarebbero anche le disuguaglianze nelle opportunità degli individui». Solo l’8,5% di coloro che hanno un padre operaio riesce ad accedere a professioni apicali. In pratica, «la classe sociale dei genitori condiziona fortemente il destino dei figli». La percentuale di chi raggiunge la laurea differisce molto tra le classi: «si va dal 43% dei figli della borghesia nella generazione dei nati nel periodo 1970-1979 al solo 10% di quelli della classe operaia». Tra il Nord e il Sud il divario delle differenze è profondo, a svantaggio soprattutto del Mezzogiorno, dove le difficoltà a salire i gradini della scala sociale sono maggiori. Drammatico poi il numero dei giovani che restano in famiglia perché non hanno un lavoro e non possono mantenersi autonomamente. Non meno penalizzante è la condizione delle donne e delle mamme in Italia. Solo in una coppia su venti, sia il lavoro familiare sia il contributo ai redditi sono equamente distribuiti fra partner. Mentre in una coppia su tre la donna non lavora e si occupa da sola della famiglia, spesso senza avere accesso al conto corrente e senza condividere le decisioni importanti con il partner. In una coppia su quattro la donna guadagna meno del partner, ma lavora molto di più per la famiglia. L’Istat evidenzia poi che «l’Italia è in fondo alla classifica europea per il contributo della donna ai redditi della coppia: il 33,7% le 25-54enni non percepisce redditi (19,8% la media Ue27)». Inoltre le mamme sono molto più penalizzate dei papà nell’accesso al mondo del lavoro. Per loro, la probabilità di trovare lavoro rispetto ai padri è 9 volte inferiore nel Nord, 10 nel Centro e 14 nel Mezzogiorno. Pesante la discriminazione verso le neo mamme: nel 2012 a due anni dalla nascita del figlio, quasi una madre su quattro (pari al 22,7%), in precedenza occupata, non ha più un lavoro. Mantiene il posto il 77,3%, contro l’81,6% del 2006. E in 10 anni le percentuali di licenziamento tra le cause sono passate dal 6,9 al 23,8%. (a.d’a.)
Alto Adige 23-5-12
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