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giovedì 29 marzo 2012

Rifugio Bolzano, ora il Cai decide


DAVIDE PASQUALI

BOLZANO. Questa sera si terrà un’assemblea storica, per la sezione bolzanina del Club alpino italiano, la più antica associazione di lingua italiana dell’Alto Adige. I soci, visto che il consiglio non ha saputo trovare un indirizzo comune, dovranno esprimersi sulla richiesta avanzata da parte della Provincia di cedere il rifugio Bolzano al monte Pez, ossia il gioiello di famiglia. Il presidente Durnwalder vorrebbe che le Schlernhäuser, questo il nome storico in lingua tedesca del rifugio, entrassero a far parte della partita delle strutture passate dallo Stato alla Provincia. Il Bolzano non era della partita, ma, va ai sapere perché, è stato richiesto. In cambio, la sezione bolzanina del Cai dovrebbe ricevere altri due rifugi, compresi nella lista dei 25 di cui sopra. Rifugi per modo di dire, pensano senza mezzi termini molti soci bolzanini. Il primo è il Milano, presso la stazione a monte della funivia ai piedi dell’Ortles. Il consiglio della sezione bolzanina, incaricato l’anno scorso di trattare con la Provincia, aveva proposto, come contropartita per il Bolzano, il rifugio Julius Payer alla Tabaretta. Un vero rifugio, storico, d’alta quota. Prestigioso, insomma, quanto il Bolzano allo Sciliar. Il presidente Durnwalder, invece, non ha voluto saperne e ha proposto il Milano e il Firenze. Più che un rifugio, il secondo è un albergo d’alta quota. I rifugi, quelli veri, sono altra cosa.
 La sezione di Bolzano del Cai, questo il rilievo che molti soci e numerosi consiglieri avanzano rispetto alla proposta Durnwalder, gestisce il Bolzano ormai da nove decenni. In maniera ineccepibile. Ci ha investito una quantità inverosimile di denaro. Soprattutto, però, per la sezione bolzanina del Cai il rifugio è un simbolo. Già negli anni Settanta, durante le trattative per le norme di attuazione del Pacchetto, forse un poco ingenuamente, il Club alpino italiano si era impegnato a cedere il Bolzano all’Alpenverein Südtirol, se e solo se si fosse avviata una vera iniziativa fraterna, di convivenza: vi cediamo volentieri il Bolzano se a livello provinciale verrà creato un unico soccorso alpino altoatesino. Qualcuno pensò bene di non accettare. I soccorsi alpini sono rimasti due, di qua l’italiano, di là il tedesco. E il Bolzano non è stato ceduto.
 Stasera si dovrà decidere. Lo faranno i 2.000 soci, al termine di quella che si preannuncia come una assemblea annuale di fuoco. Appuntamento alle 20, al circolo unificato di viale Druso 20.
Alto Adige 29-3-12

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