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sabato 18 febbraio 2012
L’ambientalismo oltre la rappresentanza dei partiti politici
Dove sarebbe in questi giorni Alexander Langer? Forse il giorno del suo sessantaseiesimo compleanno, il 22 febbraio, lo coglierebbe tra la gente di una piazza di Atene, là dove sembra che si brucino le speranze di una nazione e di un’ Europa diversa. Oppure sarebbe oltre l’Atlantico, a New York e nelle altre città americane dove si protesta contro un sistema economico ingiusto, arrogante e violento. O forse ancora potrebbe trovarsi in India, nel Bengala, nei cortei di protesta antigovernativa.
A imparare e a discutere, per trovare strade nuove verso un cambiamento che riguarda tutto il mondo. Di certo non starebbe fermo a subire l’immobilità e la rassegnazione di una politica che non ha più idee e non ha più voce. Davanti a una democrazia ricattata dai grandi investitori, minacciata di fallimento ed esautorata dalle agenzie di rating. “Il movimento ecologico tenta di essere perpendicolare rispetto al dominio della crescita e del primato dell’economia. Perché afferma e cerca di praticare una compatibilità completamente diversa. Dice che certe cose non si possono fare perché sono incompatibili con la vita e con la capacità di sopportazione del pianeta...”(10 febbraio 1989). La capacità di sopportazione del pianeta e non solo.
Sembra paradossale che proprio oggi, quando il fallimento delle politiche mondiali economiche è sotto gli occhi di tutti, quando addirittura gli ex presidenti americani si fanno “paladini” di una riconversione economica ed ecologica, il movimento ambientalista appaia come muto, incapace di parlare alle generazioni di indignati e di indicare alternative praticabili. Sembra quasi che anch’esso faccia ormai parte di una specie di museo delle cere delle ideologie politiche del Novecento (vedi il libro di Cavadi e Poma, “La bellezza della politica”). Oppure dobbiamo pensare che la forza dell’ambientalismo vada ben oltre quella di una rappresentanza politica, di un partito o di un movimento ben strutturato. Così come scriveva Langer: “Non dimenticare che il verde non si esaurisce nelle liste verdi. L’obiettivo, nel lungo periodo, è costruire un ponte verso un’altra sponda” (14 settembre 1984). Trent’anni possono ben essere un lungo periodo! Forse occorre darsi una mossa. In America come in India. Il disastro economico e ambientale, dice l’indiana Arundhati Roy “è un problema delle democrazie, dove si pensa sempre di 5 anni in 5 anni. Non riescono a pensare sul lungo termine”. Quando ci riescono è per fare le guerre.
“La bellezza della politica” è il titolo controcorrente col quale l’editore Di Girolamo di Trapani propone (a 9,90 euro) una specie di manuale per conoscere e valutare le ideologie politiche del Novecento. Ne sono autori Augusto Cavadi, filosofo, giornalista e insegnante in un liceo di Palermo, ed Elisabetta Poma, insegnante di italiano e storia nelle superiori di Trapani.
In tempi di svalutazione della politica e di svilimento di essa da parte dei suoi rappresentanti, il tentativo di presentare il lato migliore dell’interesse per il bene pubblico può sembrare perso in partenza. In realtà Cavadi e Poma offrono nel loro lavoro un abbecedario delle ideologie politiche, un pronto soccorso contro l’analfabetismo che accompagna il rifiuto della politica. In maniera chiara e accessibile, sono presentati otto storici orientamenti politici: liberalismo, comunismo, socialdemocrazia, fascismo, dottrina sociale cattolica, conservatorismo, ambientalismo e anarchismo. Forse trovare l’ecologismo in questa lista potrebbe sorprendere qualcuno, come se occuparsi dell’ambiente fosse un orientamento di vita, o un rassicurante sole che ride, più che qualcosa che riguarda la gestione del potere, l’umanizzazione dell’economia, e la fine delle guerre.
Alto Adige 18-2-12
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