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giovedì 23 febbraio 2012

E’ saltato lo «sgambetto» al sindaco



Il piano delle minoranze si basava sull’equilibrio dei numeri in consiglio comunale: così sarebbe saltato il minimo indispensabile 

BRUNO CANALI
 LAIVES. Lega Nord di Laives nella bufera. Il consigliere comunale Marco Franceschini ieri si è autosospeso dal partito dichiarandosi indipendente. La decisione, come spiega egli stesso, è stata presa a seguito di una telefonata del commissario milanese del partito, Maurizio Bosatra, arrivata, e qui sta il punto, dopo una concitata riunione dei gruppi di opposizione a Laives.
 In realtà tra Franceschini e il resto dell’opposizione consiliare di Laives è da parecchio tempo che i rapporti sono tesi. Quello che gli altri gli rimproverano è di fare da “stampella” alla giunta del sindaco Di Fede, garantendo di fatto i numeri a una maggioranza che altrimenti, in più occasioni, sarebbe andata sotto la soglia di sopravvivenza fissata a quota 16 consiglieri. Ultimo atto martedì sera, in occasione di un summit fra tutti i rappresentanti di opposizione, per sottoscrivere le dimissioni collettive dal consiglio comunale e così far venir meno il numero minimo che consente al consesso di funzionare.
 Era successo che, dopo le dimissioni del consigliere Svp Elmar Filippi, nessuno in giunta si era reso conto che la maggioranza, rimasta in 15 su 30, di fatto non c’era più. Il sindaco non aveva provveduto a convocare immediatamente il consiglio comunale per la surroga di Filippi e così, ordinamento dei comuni alla mano, i consiglieri d’opposizione avevano preparato le dimissioni in massa, da presentare ieri mattina al segretario comunale. Marco Franceschini però si è rifiutato di sottoscriverle e a nulla sono valse le sollecitazioni dei vertici del Carroccio provinciale e del collega di partito Giuliano Vettorato. Ultimo tentativo ieri mattina da parte di Elena Artioli, ma Franceschini è rimasto sulle sue posizioni, preferendo autosospendersi dal partito.
 «Certamente - dice ora Marco Delli Zotti (Laives pro Leifers) - il nostro primo obiettivo era far decadere il consiglio comunale facendo mancare il numero. Franceschini non ha voluto firmare ma perlomeno abbiamo aggiunto l’obiettivo minimo che era “snidarlo” una volta per tutte, costringendolo a una scelta: è finito il periodo degli equivoci e ha gettato la maschera. Resta da vedere cosa gli offrirà prossimamente come contropartita il sindaco...».
 «Io ho firmato per mandare a casa la giunta - chiosa Paolo Castelli (Laives 5 Stelle) - soprattutto dopo che la Corte dei conti ha condannato a pagare per consulenze non giustificate. Quanto a Franceschini, era ora che si facesse chiarezza e adesso sappiamo da che parte sta».
 Anche per Christian Bianchi (Pdl) non poteva più andare vanti una situazione ambigua, con un consigliere eletto nell’opposizione che “fiancheggiva” il sindaco alla bisogna. «Era un anno che ci trovavamo alle prese con questa situazione - dice Bianchi - e a Franceschini voglio solo ricordare che gli elettori lo hanno votato perché faceva parte della nostra coalizione e aveva appoggiato me come candidato sindaco, non Liliana Di Fede. Se la Lega Nord fosse stata più compatta, a quest’ora avremmo risolto anche l’agonia amministrativa nella quale ci troviamo a causa di una maggioranza paralizzata. La responsabilità della Lega è di avere permesso al consigliere Franceschini di fare ciò che voleva, per troppo tempo».
 «Clamoroso - per Raimondo Pusateri (Indipendenti Democratici) - è che nessuno, nemmeno la segretaria comunale, si sia resa conto, dopo le dimissioni di Filippi, del pericolo che correva la maggioranza. Adesso che Franceschini se ne vada con la maggioranza e almeno è finito un anno di equivoci: le posizioni sono chiarite».
 Laconico infine Giuliano Vettorato, l’altro consigliere della Lega Nord: «Il mio partito ha uno statuto preciso da rispettare. Ne parlerà il direttivo provinciale tra qualche giorno».
Alto Adige 23-2-12

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